Il mercato del consolidamento dei terreni vede, accanto alle tecnologie tradizionali utilizzate dalla maggior parte degli operatori, imporsi sempre più l’utilizzo di sistemi alternativi che garantiscono un ottimo risultato con minimo impatto e dispendio sia in termini economici che di tempo.
Uno degli interventi più utilizzati come alternativa alle classiche sottofondazioni, è rappresentato dall’iniezione nel terreno di resine espandenti che nasce da un brevetto finlandese ritornato in Europa dopo un ventennio di utilizzo negli USA.
L’intervento ha come scopo finale un aumento delle prestazioni meccaniche del terreno interessato dal cedimento, attraverso iniezioni controllate e ripetute di resina espandente.
La resina, iniettata liquida e a pressione, si integra con il terreno e in pochi secondi aumenta di circa 6/7 volte il proprio volume, formando un aggregato con caratteristiche di alta resistenza alla compressione e al taglio.
L’esecuzione di un lavoro con le resine avviene in tempi molto rapidi e con un’attrezzatura di perforazione manuale facilmente trasportabile a differenza delle grandi macchine operatrici utilizzate per i micropali. Con le resine, inoltre, è possibile operare anche su parti limitate delle fondazioni dell’edificio senza variare di molto la rigidità del terreno di fondazione mantenendo le stesse modalità di trasmissione delle tensioni. Lo svantaggio è rappresentato dalla limitata profondità d’intervento e tipologia di terreno in cui è attuabile.
Tale intervento appare sempre più in crescita, anche per il costo inferiore rispetto a quello richiesto da metodi convenzionali. Un passo molto importante è stato effettuato di recente, con l’introduzione di un modello di calcolo che permette la valutazione della fattibilità dell’intervento e la stima della quantità di resina necessaria per ottenere la resistenza del terreno voluta.
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1 commento:
Le resine lasciamole alle conifere...
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